TRUMP VUOLE TRASFERIRE L’AMBASCIATA A GERUSALEMME. Lo annuncerà oggi in un suo intervento alla National Defense University.

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Oggi il presidente americano Trump annuncerà l’intenzione di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme riconoscendo di fatto così Gerusalemme capitale dello stato israeliano. Andando a toccare, qualora ve ne fosse bisogno, degli equilibri in una regione dove da anni vige una sorta di accordo di non belligeranza fra israeliani e palestinesi. Un Territorio conteso per decenni con lotte e guerre sanguinose. Abu Mazen, Presidente dell’ Organizzazione per la Liberazione della Palestina, dell’Autorità Nazionale Palestinese e dello Stato di Palestina, ha fatto arrivare ai media immediatamente la propria reazione. Proclamando 3 giorni di collera. img_1554Che in parole semplici altro non significano che manifestazioni e rappresaglie. Inoltre si è rivolto a Putin, il presidente russo, chiedendo appoggio e dichiarando “Occorre muoversi immediatamente per proteggere Gerusalemme e i suoi santuari islamici e cristiani che sono esposti a rischi”.
Insomma l’aria si è fatta subito incandescente. Il modo arabo ha fatto sapere di condannare le parole del presidente americano. Anche se Trump conta sull’appoggio di una mediazione dei sauditi. Gli stati europei si sono dissociati dall’America. Perlomeno questo è ciò che trapela dalle fonti interessate.

img_1552-1L’ufficialità si avrà oggi nel corso di un discorso che è in programma alla National Defense University. Anche se è dal 95 che gli Stati Uniti hanno decretato il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. Ma da allora tutti i presidenti hanno sempre firmato semestralmente dei ‘waiver’, cioè delle rinunce dove si rimanda il trasferimento. Dato che il trattato di Oslo del 93 ha rimandato agli accordi finali del negoziato di pace la designazione definitiva della capitale.
In America c’è una spaccatura. Così come nella Casa Bianca. Chissà che non si riesca a convincere il presidente a non fare la dichiarazione. Da ciò e da quello che dirà dipende la stabilità. Hamas penderà dalle sue parole. Cosi come tutto il resto del paese e del mondo. L’intifada minacciata dai palestinesi è pronta a scoppiare. Questo è certo.
Ma ne avevamo davvero bisogno?
Gli interessi dell’elettorato ebreo americano possono essere perseguiti a scapito di un processo di pace che da anni sta cercando di porre fine a una lotta sanguinosissima fra due popoli in una stessa regione? E poi Trump non aveva promesso in campagna elettorale di mediare fra le due fazioni? Queste dichiarazioni si contrappongono del tutto con le sue intenzioni odierne. Sembra che si sia messo in mezzo a un bel dilemma. Oppure sta giocando con due mazzi di carte?Schermata-2016-02-16-alle-17.42.00
Spero che Trump oggi sia fermato da questa sua mania megalomane. Che l’ambasciata americana venga lasciata a Tel Aviv fino a quando i negoziati non decreteranno diversamente. Così come hanno fatto tutti quanti finora. Che la smetta di subbugliare sempre laddove non ve ne è bisogno. Il mondo non ha bisogno di una ulteriore intifada. Neanche Gerusalemme. Tantomeno il popolo cristiano che si appresta a celebrare le festività natalizie. E neppure quello arabo-palestinese. Tutti questi schizzati dal grilletto facile ormai hanno fatto il loro corso. Basta. Basta guerre in nome di interessi religiosi. Basta guerre. Basta seguire tutti questi facinorosi.
Il mondo non ha bisogno di Trump. Neanche di tutti quelli che lo assecondano.

di Calogero Mazza

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